Moda

Feb 24 ADRENALINA PURA

di Cristiana Schieppati

Come un orologio perfettamente sincronizzato, Milano si trasforma in un palcoscenico frenetico dove l’adrenalina e l’ansia si fondono in un cocktail esplosivo. La settimana della moda non è solo un evento, ma un vero e proprio fenomeno sociale che scatena una febbre collettiva tra addetti ai lavori, influencer, buyer e giornalisti. Ma cosa accade nei giorni che precedono l’inizio della Milano Fashion Week? E perché l’isteria sembra essere una componente imprescindibile dello spettacolo?


Le settimane precedenti alla Fashion Week sono caratterizzate da un’attività febbrile: gli stilisti limano le ultime modifiche alle collezioni, le maison tentano il colpo di scena con casting dell’ultimo minuto, gli stylist combattono con look in overbooking e le agenzie PR gestiscono un flusso interminabile di richieste per accrediti. Le cene diventano strategiche, gli aperitivi si trasformano in incontri di networking e i telefoni squillano incessantemente. Il tutto, ovviamente, condito da una tensione palpabile e da quella classica frenesia da “tutto deve essere perfetto”.

Chi partecipa, chi resta fuori, chi è in prima fila e chi invece dovrà accontentarsi di uno standing. La guerra degli inviti è una delle dinamiche più stressanti del pre-Fashion Week. Le email invadono le caselle di posta con richieste, scambi e promesse, mentre il valore percepito di un brand spesso si misura dalla difficoltà di ottenere un posto ai suoi show. Alcuni ricevono inviti all’ultimo minuto, altri vedono sparire il proprio posto per motivi imperscrutabili. Tutto questo alimenta un nervosismo diffuso e, a volte, anche qualche antipatia.

Milano, già caotica di per sé, diventa una giungla, se poi il meteo mette pioggia non ne parliamo. Trovare un taxi diventa un’impresa titanica, gli hotel vengono prenotati con mesi d’anticipo e i ristoranti più cool sono già pieni. Gli spostamenti tra una sfilata e l’altra sono un test di resistenza fisica e mentale: si corre da un capo all’altro della città con auto che di ecologico hanno poco, si sfidano ingorghi impossibili e si cerca disperatamente un attimo per mangiare un boccone tra un appuntamento e l’altro.


Che tu sia una giornalista, un buyer o un influencer, la pressione per sfoggiare il look perfetto è reale. I brand inviano abiti da indossare (spesso con richieste precise su cosa e come postare), gli stylist cercano di assicurarsi i pezzi più esclusivi e chi non ha sponsor deve destreggiarsi tra outfit ben studiati e un budget realistico. Il risultato? Una corsa all’abito che inizia settimane prima, con prove infinite, scambi last minute e il terrore che qualcun altro possa sfoggiare lo stesso look. Infatti ci si trova spesso con lo stesso capo comprato all’ultimo momento da Zara. Chissà se Lucia Cafarelli indosserà quella bella maschera di carnevale a “La Fete Secrète” organizzata da Camera Nazionale della Moda a Palazzo Reale? Ce lo chiedevamo io e Letizia Schätzinger, ma abbiamo poi avuto rassicurazioni che non dobbiamo andare con la maschera… nel caso ce la forniscono li ( anche se devo dire la maschera la indosseranno in molti a prescindere…).

Tutto questo fermento è amplificato dai social media, dove ogni istante viene documentato, commentato e analizzato. Eppure, nonostante lo stress, l’ansia e il caos, nessuno vuole restarne fuori. Perché la Milano Fashion Week è molto più di un evento: è il cuore pulsante dell’industria, il momento in cui i riflettori si accendono e l’intero sistema moda si mostra nella sua essenza più glamour e frenetica. E così, tra isteria e meraviglia, ci ritroviamo tutti pronti a vivere un’altra settimana di pura adrenalina fashion.

Mi piace vedere come tutto si combina in una comunicazione a tutto tondo. Paola Pollo su @modacorriere oltre a fare le interviste sul cartaceo fa anche le interviste on line, ho adorato quella al direttore creativo di Zegna Alessandro Sartori, “Ti ho preparato una sorpresa, ecco il Vellus!” e ha tirato fuori dalla tasca il celebre filato Vellus Aureum , un incrocio tra una nuvola e zucchero filato che è diventato il filo conduttore dell’incontro.

Trovo interessante che sempre di più i giornali ripostino notizie create dai loro giornalisti alternate a repost di video di attori, personaggi famosi o altri content creator facendoli diventare loro contenuti, fa capire come si cerchi a tutti i costi engagement e visibilità. Se un personaggio pubblico posta un video su un tema di tendenza l’editore lo sfrutta per inserirsi nella conversazione senza dover produrre un contenuto ex novo, ripostare è più economico, ma sarei curiosa di verificare se il repost avviene con autorizzazione o se rientra nel fair use, perchè il copyright e il diritto d’autore possono entrare in gioco.

Ogni posizionamento vale in questo momento. Ad esempio Louis Vuitton ha comunicato che aprirà nella boutique di via Montenapoleone in occasione della Design Week ad Aprile il suo primo ristorante italiano in collaborazione dalla famiglia Cerea, il tristellato Da Vittorio che oramai ha il monopolio avendo reso il suo pacchero un vero e proprio accessorio di moda. Il settore dell’hospitality è sempre più centrale per i marchi del lusso ed aprire un ristorante a Milano significa rafforzare il legame con un pubblico esclusivo abituato a vivere in un hub globale, così da offrire loro un’esperienza completa. Non solo una scelta commerciale quindi, ma mossa strategica per consolidare il posizionamento di Louis Vuitton come marchio di lusso totale.

Tempi lontani da Cristobal Belenciaga che a Milano viene celebrato con una mostra in occasione dei 130 anni dalla sua nascita “Balenciaga, Shoes from Spain Tribute presso palazzo Morando dal 21 febbraio ( nel week end essendo un evento gratuito ci sono state file interminabili) fino al 2 marzo. Doveva venire anche la Regina Letizia all’inaugurazione, per ammirare il mantello che ha indossato nell’ultimo ritratto ufficiale. Io amo gli spagnoli e devo dire che il curatore della mostra, Javier Echeverría Sola raccontando in un italiano praticamente perfetto questo progetto ci ha conquistato tutti. Ogni abito viene abbinato ad una scarpa a dimostrazione che gli abiti di Balenciaga sono di una moda senza tempo, a volte sono super attuali. Come l’abito rosso indossato a New York da Sonsoles Diez de Rivera ( figlia della marchesa María Sonsoles de Icaza y de León amica intima del couturier spagnolo) in occasione della mostra di Armani dove lo stilista si chinò per vedere come erano cucite le balze dell’abito.

“Quanta bellezza!” ci siamo detti incontrandoci tra le varie sale io e Simone Guidarelli, che bello vedere una mostra che non ha bisogno di fare marchette (purtroppo molto spesso qui in Italia ci siamo abituati al contrario…) perchè ci sono abiti che suscitano emozioni profonde perchè portano con sé storie, cultura e artigianalità. E così fluttuando tra tende candide color bianco burro sono anche riuscita a farmi dire qualche novità da Simone, lo intervistai per prima sul Corriere della Sera ( se volete rileggerla qui il link) perchè secondo me aveva un grande talento e non mi ero sbagliata. Mi ha detto che con le sue iconiche tappezzerie ha arredato le Terme De Montel, quelle che apriranno a San Siro ad Aprile e che per il Salone del Mobile ha un progetto molto bello con Coin di mise en table. Come sempre riesce a sintetizzare con una frase quello che faccio e mi ha detto ” Tu con il tuo lavoro hai digitalizzato un pensiero”… e niente io da quando mi ha detto questa frase mi sono subito emozionata, pensando al suo significato. Digitalizzare un pensiero significa trasformare un’idea e un’intuizione in un formato digitale, rendendolo accessibile, elaborabile e condivisibile, trasformandolo in un contenuto potenzialmente immortale.

Vedi Simone, in un mondo sempre più filtrato e artificiale, dove l’algoritmo guida strategie ed apparenze, dove anche un Ministro del nostro Governo regala borse Hermès false, ricevere parole gentili è un’eccezione preziosa, diventa un atto di resistenza contro la superficialità.

La gentilezza autentica non ha bisogno di essere spettacolarizzata, né monetizzata. E’ discreta ma lascia il segno. E’ semplice ma intensa. E in un mondo dove spesso tutto sembra costruito, le parole sincere diventano ancora più potenti: perchè non sono solo suoni o caratteri su uno schermo, ma connessioni reali tra le persone. Ricordiamocene in questi giorni, la Fashion Week non è solo pura adrenalina.

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