Viene in mente qualcuno che, all’annuncio di Lewis Hamilton alla Ferrari, si fece scappare la frase: “Faremo la storia”. Si vede che deve aver frainteso il significato della frase perché in Cina, la Ferrari, la storia l’ha fatta ma al contrario. Per la prima volta in 75 anni di mondiali, una doppia squalifica per irregolarità tecniche è costata l’esclusione di Leclerc, quinto, e Hamilton sesto dalla classifica finale. Una gara che ha visto il dominio McLaren con Oscar Piastri vincitore davanti a Lando Norris, che pur con problemi al pedale del freno, ha concluso alle spalle del compagno di team ma davanti a Russell, ancora terzo con la Mercedes, podio numero 300 per la Stella D’Argento nelle gare di F.1.
La sensazione che la McLaren non stia tirando fuori tutto viene dal fatto che appena preso il comando, pensano a conservare il vantaggio, senza spingere oltre. Quindi nessuno sa veramente quanto siano forti e cosa possono fare. Di sicuro finora è sufficiente per tenere a bada Mercedes e Red Bull, quarta con Verstappen, mentre la Ferrari in gara, dopo lo sprazzo di Hamilton nella sprint del sabato mattina, che aveva illuso tutti e fatto credere che la rossa fosse sulla buona strada, una volta fatta la gara vera, quella dei 300 km, sono emersi i soliti problemi.
Di assetto e tenuta gomme e stavolta pure con un consumo anomalo del pattino per Hamilton e un sotto peso strano per Leclerc che al via ha rotto l’ala anteriore contro la gomma di Hamilton, rischiando il patatrac alla prima curva. Una Ferrari così è imbarazzante, perché i proclami della vigilia, le aspettative, le celebrazioni e le epurazioni di chi non è allineato, fanno capire che ci sia qualcosa di grosso da mettere a punto. Il padre di Hamilton si è fatto scappare che è una squadra da rifondare. Ma è anche la squadra voluta da Vasseur, coi suoi uomini, le sue scelte e le sue visioni. Conciliare la grandeur (e la spocchia) francese con i metodi italiani e un nuovo arrivato inglese, è un amalgama esplosivo se le cose non funzionano, ma c’è anche il pregio che appena si raddrizza, sono tutti felici e vanno d’amore e d’accordo.
Nei tempi andati, quelli dei 15 mondiali di Luca di Montezemolo, dopo una gara andata male al lunedì mattina tremavano i muri di Maranello e si parlava di dimissioni. Todt le diede un paio di volte e furono respinte, perché Schumacher fece quadrato. Ma alla fine ebbero ragione. Qui se si parla di dimissioni di qualcuno, c’è il problema che mancano i rincalzi. Per cui via Vasseur chi ci metti? D’Ambrosio? Per l’amor del cielo, nemmeno a parlarne del nobile belga ben sposato figlio di italiani. Parliamo di corse, che è meglio e quindi occhio alla McLaren e attenzione a capire quale è il loro vero limite, perché finora hanno vinto facendo il minimo sindacale. Ed è questa la cosa che preoccupa di più. (FOTO FANPAGE.IT)