Auto

Mar 19 IVECO RIMARRA’ ITALIANA?

di Bianca Carretto

Iveco Defence Vehicles ( Idv) ha alle sue spalle una lunga tradizione di eccellenza nello sviluppo di piattaforme corazzate che ha avuto inizio negli anni ’30, è una divisione del gruppo Iveco, con la sede principale a Bolzano. Vengono prodotti  veicoli per la difesa e per la protezione civile, mezzi che parlano di guerra, ritornati – tristemente – in auge per il conflitto russo- ucraino che sta devastando l’Europa, a cui  molti costruttori dimostrano un nuovo interesse.  Il settore, nel 2024, ha registrato ricavi  per oltre 1,1 miliardi di euro, una crescita superiore al 15% rispetto al 2023. Iveco Group  ha pubblicato  i ricavi 2024,  attestati a 15,28  miliardi di euro con un utile netto  che sfiora i 570 milioni, un incremento di oltre 180 milioni rispetto all’esercizio dell’anno precedente.

Conti che facevano sperare  nel futuro assemblaggio di  veicoli pesanti a zero emissioni, sarebbe stata una vera rivoluzione nel mondo dei trasporti. Il legame che  Idv potrebbe stringere con  l’altro gigante dell’aerospaziale e della difesa, l’ italiano Leonardo – controllato  per oltre il 30% dallo Stato del nostro Paese –   consentirebbe  di svolgere, alle due società,  un ruolo di primo piano in un contesto internazionale certamente non favorevole.  La fattibilità di intraprendere  nuove alleanze  darebbero un’accelerata allo sviluppo, completando  le capacità industriali e tecnologiche. Leonardo ha stretto , recentemente, una joint venture con la turca Baykar  per progettare  e costruire in Italia  dei sistemi di aeromobili senza piloti ( comunemente identificati come droni) ed è attiva nel  cogliere tutte le opportunità  del riarmo dell’Europa. 

Un quadro che  ha avviato da parte di Iveco il processo di scorporo  di Idv entro il 2025,  tanto da aver già sollecitato la banca d’affari  americana Goldman Sachs di scandagliare  le opzioni possibili, con una richiesta che parte da un miliardo di euro. Diversi operatori tedeschi e francesi  hanno dimostrato il loro interesse  ma Leonardo pare essere la preferita , grazie alla sua partnership  con  Rheinmetall  che già fornisce  carri armati e blindati  all’esercito italiano e potrebbe  condividere lo sforzo finanziario.  Le condizioni ci sono tutte per  passare ad un  assetto  più strategico , la separazione semplificherebbe la struttura del gruppo, che diverrebbe più snello e  più facilmente vendibile.  Perché di questo si tratta, dopo  Stellantis anche Iveco passerebbe in mani straniere e non sarebbe una novità, da qualche anno si parla di interesse  di società cinesi  che vorrebbero portare  sotto la Grande Muraglia  i camion e i bus  Iveco, da alcuni é vista come un’ottima notizia poiché verrebbero investite risorse concrete, a differenza del padrone italiano  che lascia  indebolire l’impresa. Come sono state solo promesse  quelle fatte  dall’ex amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares che aveva assicurato  un milione di auto in Italia, un impegno che si è dimostrato bugiardo.  Si era parlato anche  della partecipazione dell’India, con cui Iveco  aveva già attivato la linea  produttiva del motore F28 nel complesso industriale di Noida, interessata ai veicoli agricoli ma, anche in questo caso, per ora, non vi è nessuna certezza.  

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