Iveco Defence Vehicles ( Idv) ha alle sue spalle una lunga tradizione di eccellenza nello sviluppo di piattaforme corazzate che ha avuto inizio negli anni ’30, è una divisione del gruppo Iveco, con la sede principale a Bolzano. Vengono prodotti veicoli per la difesa e per la protezione civile, mezzi che parlano di guerra, ritornati – tristemente – in auge per il conflitto russo- ucraino che sta devastando l’Europa, a cui molti costruttori dimostrano un nuovo interesse. Il settore, nel 2024, ha registrato ricavi per oltre 1,1 miliardi di euro, una crescita superiore al 15% rispetto al 2023. Iveco Group ha pubblicato i ricavi 2024, attestati a 15,28 miliardi di euro con un utile netto che sfiora i 570 milioni, un incremento di oltre 180 milioni rispetto all’esercizio dell’anno precedente.
Conti che facevano sperare nel futuro assemblaggio di veicoli pesanti a zero emissioni, sarebbe stata una vera rivoluzione nel mondo dei trasporti. Il legame che Idv potrebbe stringere con l’altro gigante dell’aerospaziale e della difesa, l’ italiano Leonardo – controllato per oltre il 30% dallo Stato del nostro Paese – consentirebbe di svolgere, alle due società, un ruolo di primo piano in un contesto internazionale certamente non favorevole. La fattibilità di intraprendere nuove alleanze darebbero un’accelerata allo sviluppo, completando le capacità industriali e tecnologiche. Leonardo ha stretto , recentemente, una joint venture con la turca Baykar per progettare e costruire in Italia dei sistemi di aeromobili senza piloti ( comunemente identificati come droni) ed è attiva nel cogliere tutte le opportunità del riarmo dell’Europa.
Un quadro che ha avviato da parte di Iveco il processo di scorporo di Idv entro il 2025, tanto da aver già sollecitato la banca d’affari americana Goldman Sachs di scandagliare le opzioni possibili, con una richiesta che parte da un miliardo di euro. Diversi operatori tedeschi e francesi hanno dimostrato il loro interesse ma Leonardo pare essere la preferita , grazie alla sua partnership con Rheinmetall che già fornisce carri armati e blindati all’esercito italiano e potrebbe condividere lo sforzo finanziario. Le condizioni ci sono tutte per passare ad un assetto più strategico , la separazione semplificherebbe la struttura del gruppo, che diverrebbe più snello e più facilmente vendibile. Perché di questo si tratta, dopo Stellantis anche Iveco passerebbe in mani straniere e non sarebbe una novità, da qualche anno si parla di interesse di società cinesi che vorrebbero portare sotto la Grande Muraglia i camion e i bus Iveco, da alcuni é vista come un’ottima notizia poiché verrebbero investite risorse concrete, a differenza del padrone italiano che lascia indebolire l’impresa. Come sono state solo promesse quelle fatte dall’ex amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares che aveva assicurato un milione di auto in Italia, un impegno che si è dimostrato bugiardo. Si era parlato anche della partecipazione dell’India, con cui Iveco aveva già attivato la linea produttiva del motore F28 nel complesso industriale di Noida, interessata ai veicoli agricoli ma, anche in questo caso, per ora, non vi è nessuna certezza.