Auto

Mar 10 LE DONNE E IL SETTORE AUTO

di Bianca Carretto

L’universo femminile pare ancora poco attratto dal settore automobilistico, al contrario di quanto è emerso durante un convegno svoltosi a Milano, chiamato Pink Motor Day, in cui è stato evidenziato che  il settore della mobilità risponde alle esigenze di tutti.  Secondo uno studio che ha coinvolto undici paesi, tra cui l’Italia,  le donne considerano l’industria delle quattro ruote non il luogo ideale per lavorare, motivando, come prima difficoltà, l’impossibilità di conciliare  la loro vita personale con questa attività. Inoltre  non viene mai data una sufficiente visibilità alle leader femminili, pur riconoscendo che si è avviato  in varie aziende un processo  per incentivare la parità di genere. Manager, imprenditrici, giornaliste chiedono una maggiore inclusione, indispensabile per  migliorare la competitività delle proprie società. “L’inclusione non è un semplice concetto – ha precisato Melissa Crespi del Centro  Studi Valore D – ma è la chiave  per liberare il potenziale unico di ogni persona”. Entro dieci mesi tutte le maggiori imprese  quotate, in Europa,  avranno più donne nella posizione di amministratori delegati, questo per rispondere  alla direttiva UE del 23 novembre 2022, dove è stato stabilito che, entro il giugno 2026,  le compagnie con più di 250 dipendenti  ed un fatturato di 50milioni,  dovranno assegnare almeno il 33% delle posizioni di amministratori, sia esecutivi che non esecutivi, al gentil sesso. La spinta si è dimostrata molto efficace, la quota della presenza delle donne  nei consigli di amministrazione si è  quadruplicata  in 14 anni, passando dallo scarso  10,6% del  2010 al 38,8% del 2024. Il Regno Unito, con la Francia e l’Islanda sono le nazioni  più avanzate ma l’Italia si posiziona  molto bene con il 44,6%, davanti alla Norvegia e alla Danimarca, lasciando indietro la Germania, in netto ritardo  sull’applicazione delle quote, ferma al 39,5%. In Francia è stata stabilita un’ordinanza che obbliga  tutte le società in cui vi è partecipazione dello Stato,  di soddisfare  questo impegno. 

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