ORSI & TORI di PAOLO PANERAI -ItaliaOggi, Milano Finanza 22/3/25
E il nome, almeno, di Sergio Marchionne? E il nome di Luca de Meo? E quello di Alfredo Altavilla, il più stretto collaboratore di Marchionne? Nella lunga e compiacente audizione che il presidente di Stellantis, John Elkann, ha avuto in parlamento, mercoledì 19, non ha mai citato un nome di coloro che salvarono la Fiat e quindi anche il patrimonio della sua famiglia, oltre che di decine di migliaia di lavoratori. Ha esaltato con orgoglio che Stellantis è il quarto produttore al mondo con un fatturato di 157 miliardi di euro, ma si è guardato bene, oltre a non ricordare chi ha salvato la Fiat dal disastro, di dire che nel 2024 la casa automobilistica italiana ha prodotto in Italia soltanto 473 mila auto con un calo del 45,7% rispetto all’anno prima. Già, ma non è che non si sappia, che in realtà il nipote dell’Avvocato si sente e si comporta più da francese che italiano. A Parigi il suo cognome conta assai più, ormai, di quello di Agnelli, visto anche il ruolo importantissimo che ha avuto il suo nonno paterno, essendo stato prima rabbino capo di Parigi e poi di tutta la Francia. E i Rothschild, per dire un nome che conta moltissimo in Francia, erano inevitabilmente ma anche amichevolmente legati al nonno fraterno e al padre di John, Alain. Lo posso affermare con certezza perché quando Alain si fidanzò con la madre di John, Margherita Agnelli, e decise di trasferirsi a Torino, città della madre, Carla Ovazza, venne a Panorama accompagnato dall’allora capo dell’ufficio stampa della Fiat, Marco Benedetto, per chiedermi di farlo scrivere, volendo fare il giornalista, mi propose un’inchiesta fondamentale sui Rothschild di cui sapeva tutto e dalla quale ho attinto molto quando sono entrato in rapporti, per ragioni vinicole, con Edmond e poi Eric de Rothschild.
Quindi radici francesi, quelle di John, che oggi pesano assai di più, in tutti i sensi, di quelle del nome Agnelli e dell’Italia, considerata anche la disputa eterna con la madre Margherita.
Si potrebbe dire: cosa c’entra tutto questo con la crisi in Italia della ex-Fiat? C’entra eccome perché, se le scelte fossero state altre, sia pure nelle difficoltà del mercato, per lo straordinario lavoro che aveva fatto Marchionne con due collaboratori come Luca de Meo e Alfredo Altavilla l’industria automobilistica italiana non sarebbe caduta così in basso e i posti di lavoro non si sarebbero dissolti. Non a caso de Meo, dopo essere stato a capo di Audi e poi di Seat in Spagna, ora è il capo di Renault, che sta andando decisamente meglio di Stellantis; e Altavilla che, lasciata per un errore fondamentale del governo italiano la presidenza di Ita dove rappresentava la possibilità di mantenere italiana la compagnia aerea nazionale grazie alla disponibilità del gruppo Aponte a investire, è ora il primo consulente per l’Europa di BYD, la grande fabbrica di auto elettriche cinesi alla conquista del vecchio continente che in questi giorni ha annunciato l’introduzione nei nuovi modelli in Cina di nuove batterie che in 5 minuti ricaricano un’autonomia di 400 km.
Che errore, Caro John, il non avere recuperato i migliori collaboratori di Marchionne e l’aver fatto decadere l’industria automobilistica italiana a questi livelli a tutto vantaggio di un gruppo con sede a Parigi. Si dirà, sempre Ue è, è vero, ma quanto ha concesso l’Italia alla Francia per non meritare che tutti i programmi siano al massimo concentrati sulla 500 (straordinaria, lo dico per esperienza diretta) e la Panda? Io credo che l’Avvocato si rigiri nella tomba e non tanto per l’incredibile guerra in famiglia con sua figlia Margherita, ma proprio per la attuale desolazione delle fabbriche di Torino e del resto d’Italia. Erano un simbolo di un’Italia vigorosa; sono il simbolo di una disfatta a tutto vantaggio di altre capitali.
In Parlamento, Caro John, hai detto che Fiat (Stellantis) risorgerà. Saremo tutti felici, specialmente se le ipotesi del nuovo ad di Stellantis riguardassero uno degli allievi di Marchionne, che, non va dimenticato, salvò la Fiat andando a prendere in Usa la Chrysler, ma solo appunto a vantaggio di un futuribile positivo delle fabbriche e quindi dei posti di lavoro in Italia.
E sento già: ma Parigi è Ue e l’Italia è nell’Ue. Vero, verissimo, ma i lavoratori in cassa integrazione sono in Italia. Mentre Marchionne con la Chrysler aveva fatto risorgere anche le fabbriche italiane.
Amen!